| Edizione | Roma, Ed. Edi-Pan 1991 EP 8261E |
| ISMN | 979-0-5201-1625-1 | Pagine | 91 |
| Versione stampata | Disponibile su www.contempostore.com |
“La mia Terza Sonata per pianoforte è dedicata al pianista Massimiliano Damerini, il quale l’ha eseguita per la prima volta in Italia nel novembre 1990 per la 7ma stagione “Nuova Musica Jtaliana” organizzata dalla Cooperativa “La Musica”, e lo ha fatto con quell’abilità straordinaria, che ha quasi del prodigioso, da tutti riconosciutagli. Interprete sciarriniano par excellence, Massimiliano ha reso ad un grado sommo di perfezione la mia Terza Sonata, con i suoi bruschi passaggi dal chiaro alla penombra allo scuro, con le sue cadute repentine verso il “grave” dello strumento, coi suoi assalti proditori alle zone acute, dove è il tinnìo delle arpe angeliche e lo scatenarsi di mille campanelli all’unisono (un involontario omaggio alla reizvolle Ahnung di Niccolò Castiglioni?). La forma della Sonata è “a onde”, con dei pieni e dei vuoti che si rincorrono e si succedono a distanza di poche battute, dissonanze che cedono il posto a consonanze inaspettate, un paesaggio fatto di colline emergenti dallo sfondo piatto e bidimensionale, giottesco, dell’assenza, come può esserlo quello raffigurato negli Effetti del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti, picchi altissimi e valli abissali. Quando dico “consonanze” mi riferisco, in realtà, a un accordo in particolare che sempre ritorna, che genera il morfotipo dell’intera Sonata e la conclude, e tutte le aspre combinazioni di suoni ed il vorticoso mulinare delle mani sulla tastiera invariabilmente terminano là, nella regione grave dello spettro, dove tutto sembra precipitare come risucchiato da un vortice, in un buco nero aprentesi sull’al di là di una galassia altra dalla nostra, di un universo parallelo al nostro. L’accordo di cui sto parlando (in forma di arpeggio, forma nella quale spesso vien dato), risulta dalla fusione della sesta eccedente a quarte sovrapposte che è quella tipica skrjabiniana con la upper region della serie dei suoni armonici naturali, un accordo non inconsueto ma abbastanza particolare da poter costituire un archetipo formale, un elemento generatore del quale vive l’ “anima” di un pezzo. Penso che la lezione di Hindemith non sia stata ancora interamente compresa e accettata, il concetto di Grundton (tono generatore) e quello di Auflösungs-akkord (accordo risolutore) sono più vicini alla nostra sensibilità di quanto non si creda. Nella mia Terza Sonata si evidenzia il processo per accumulazione, il climax ascendente dal suono isolato al grappolo di suoni armonicamente “datato”, son messi in luce i diversi e contrastanti piani di ascolto (fronte, reticolo intennedio, sfondo … ) in una combinazione che molto ha a che fare con la teoria dell’apprendimento e con i fondamenti fisici della percezione. Ritengo che, se adeguatamente intesi e utilizzati, armonia, melodia e ritmo siano elementi capaci di interferire con l’attività del S.N.C., ma a questo essi non dovrebbero limitarsi per coinvolgere, invece, allo stesso modo ed in egual misura (soppesando ben bene, come fa il farmacista sul suo bilancino, le forze chiamate in giuoco dall’Hexenmeister di turno): cervello, cuore, ventre di chi la musica fa e di chi la musica ascolta”.
(C.A.L.)
“My Third Sonata for piano is dedicated to the pianist Massimiliano Damerini, who performed it for the first time in Rome in November 1990, at the seventh “Nuova Musica Italiana” festival organised by the “La Musica” Cooperative. He showed an extraordinary, prodigious ability, for which he is universally recognised. Massimiliano, who is a Sciarrino interpreter par excellence, performed absolutely perfectly my Third Sonata with its brusque passages that move from bright to shade to dark, with its sudden descents towards the lower register of the instrument, with its prodigious leaps towards the upper areas, where the tinkle ofangelic harps and the peal ofa thousand bells in unison can be heard (perhaps an involuntary homage to Niccolò Castigliani ‘s reizvolle Ahnung?). The “wave” form of the Sonata with fulls and voids chasing each other at intervals of a few beats, dissonances giving way to unexpected consonances, like a hilly Giotto landscape emerging from a flat, two dimensional backpround of absence, as in Ambrogio Lorenzetti’s Effects of Good Government, with its very high peaks and profound valleys. By “consonance” I actually mean a certain chord that continually returns, that generates the morphotype of the entire Sonata and brings it to a close. All the harsh combinations of sounds and the whirlpool-like swirl of the hands on the keyboard invariably end up here, in the dark region of the spectrum, where everything seems to be sucked into a vortex, into a black hole that opens up onto a different galaxy, a parallel universe. The chord I am talking of (often appearing in the form of an arpeggio) is the fusion of an augmented sixth and superimposed fourths. Although this typically Skrjabin-like chord, which uses the upper region of the natural harmonic series, is not unusual, it is rarely used to create a formal archetype, a generating element forming the “soul” of a piece. I believe that Hindemith’s teaching has not been fully understood or accepted, the concept of the Grundton (generating tone) and that ofthe Auflösungsakkord (resolution chord) are nearer to our sensibility than we realize. The accumulation process can be seen in my Third Sonata, the climax ascending from the isolated sound of the cluster of harmonically “dated” sounds. Various, contrasting levels of listening (front, intermediate network, background) are highlighted in a combination akin to learning theory and the physical principies of perception. I believe that, if they are appropriately understood and used, harmony, melody and rhythm are elernents which are capable of affecting the activity of the C.N.S., but they should not be limited to this. Rather they should involve equally, and in the same way, (with the Sorcerer carefully balancing, like an apothecary with his scales, the forces set in motion) the brain, heart, and senses ofthose who make the music and those who listen to the music”.
(C.A.L.)


